Dai Circoli La mobilità urbana e i ritmi della politica

La mobilità urbana e i ritmi della politica

Pianificare la mobilità di una città richiede una visione di medio e lungo periodo, fondata su un’attenta lettura del contesto. Purtroppo, questo tipo di decisioni strategiche si scontra sistematicamente con i tempi della politica, scanditi dalle scadenze elettorali e dalla caccia continua al consenso. Quel consenso che troppo spesso si cerca di mantenere nel corso del mandato, anche a costo di cedere a facili soluzioni temporanee che deviano da una strategia complessiva sul tema. Ogni riferimento alle vicissitudini sulla pedonalizzazione di  via XXV luglio è volontario.

A Lecce, chi durante le ultime consultazioni elettorali ha provato a spingere con decisione sulla mobilità ciclabile ne ha pagato lo scotto, travolto dal mantra demagogico delle «piste ciclabili sempre vuote». Eppure, chiudere il centro storico alle auto, strutturare una rete ciclabile efficiente e ridurre il traffico privato sono processi complessi che richiedono tempo. Sono percorsi che vanno oltre i limiti dei singoli mandati amministrativi e, per questo, dovrebbero fondarsi su una visione condivisa e trasversale tra le diverse forze politiche.

Fortunatamente, le direttive europee e le conseguenti strategie nazionali stanno indirizzando la programmazione dei Comuni, vincolando i finanziamenti a opere capaci di convergere verso un obiettivo comune: l’incremento del trasporto pubblico e della mobilità attiva. Proprio in questo periodo si apre il Decennio ONU dei Trasporti Sostenibili (2026-2035), incentrato su sei pilastri cardine tra cui spicca la “città per le persone”: un modello urbano orientato ai cittadini e alla vivibilità.

D’altronde, al di là dei distinguo ideologici che si levano frequentemente dai banchi di maggioranza di Palazzo Carafa, anche l’attuale amministrazione leccese sta proseguendo, per quanto con minor convinzione, sul solco tracciato dalla giunta precedente. Venendo alla stretta attualità, lo scorso 30 luglio il Consiglio comunale ha discusso il progetto dell’hub dell’intermodalità che sorgerà presso il Foro Boario (Piazza Carmelo Bene). La maggioranza ha approvato il Piano Economico Finanziario (PEF): un atto che, allo stato attuale dell’iter burocratico, blinda quasi completamente il percorso destinato a portare, entro dicembre, all’affidamento dell’appalto.

Filtrando il dibattito dalle consuete dinamiche di contrapposizione politica, l’unico vero elemento che a mio parere merita una riflessione profonda sulla mobilità cittadina è il ruolo che avranno i parcheggi tra dieci o vent’anni.<Foro boario

L’area destinata all’hub è oggi una spianata d’asfalto di diecimila metri quadrati. Fino agli anni Settanta era parzialmente occupata da un imponente complesso di edilizia popolare lungo circa trecento metri, ribattezzato dai leccesi “Stalingrado”. Domani, al suo posto, sorgerà un “landmark urbano”, per usare la definizione dei progettisti, ossia un edificio dalla forte identità visiva, destinato a diventare un nuovo simbolo della città.

Nel 2022, la giunta Salvemini aveva ipotizzato la realizzazione di un parcheggio interrato, capace di preservare la continuità visiva e spaziale con il contesto circostante. L’attuale amministrazione ha invece optato per una struttura sopraelevata di quindici metri, dotata di una corte interna che abbraccia buona parte del perimetro del Foro Boario: una scelta condizionata dal riallineamento dei costi di progetto che non consentiva più, a parità di budget e stalli previsti, la soluzione ipogea.

Eppure, di fronte a un’Italia sempre più anziana, con l’età media più alta d’Europa e un crollo demografico storico che registra appena 355 mila nati contro gli 800 mila degli anni Settanta e in una regione come la Puglia, segnata dal progressivo spopolamento e da un mercato dell’auto in contrazione e proiettato verso l’automazione, alcune scelte andrebbero pianificate guardando al futuro. Un futuro che è già presente e che ci pone una domanda inevitabile: ha ancora senso realizzare grandi contenitori per la sosta delle auto?

Come xdimostrano da anni numerose esperienze europee, da Pontevedra in Spagna a Gand in Belgio, il problema del traffico non si risolve solo aggiungendo altri ottocento posti auto al Foro Boario, a fronte un parcheggio come Settelacquare quasi sempre vuoto, di un flusso giornaliero di migliaia di vetture in ingresso e di un tasso di motorizzazione tra i più alti d’Italia. La mobilità è una sfida che Lecce deve affrontare in sinergia con i Comuni della prima cintura (Surbo, Lizzanello, Cavallino, San Cesario, San Pietro in Lama, Lequile, Monteroni, Arnesano, Novoli) e potenziando i collegamenti su gomma con le direttrici a maggior afflusso, come Nardò e Galatina, che dai dati del PUMS risultano essere i principali generatori di traffico verso il capoluogo.

Buona parte degli spostamenti privati potrebbe essere intercettata da un servizio pubblico più efficiente e quasi obbligatorio per le zone centrali e da un’integrazione reale tra trasporto collettivo e mobilità dolce. Sottrarre gradualmente quote al traffico privato è l’unica via per interrompere la rincorsa ai parcheggi. È una scelta coerente con la sostenibilità indicata dalle direttive internazionali, ma soprattutto rappresenta la migliore eredità che possiamo consegnare alle generazioni future.

Luigi Sanasi
Responsabile mobilità e trasporti del PD Lecce